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Archive for the ‘Sherlock Holmes’ Category

Le aspettative erano medio-basse e non sono comunque riusciti a a superarle.
Ho visto il pilot di Elementary, nuova serie tv americana in cui un moderno Sherlock Holmes tatuato (Jonny Lee Miller), direttamente dall’Inghilterra, finisce a fare il consulente per la Polizia di New York. Il Watson della situazione non si chiama John, ma Joan; è una donna, Lucy Liu, idea non pessima, ma che ho il timore sia di comodo per un inciucio amoroso che desti meno scalpore (e non è che me lo invento io: la prima battuta di Holmes è “Do you believe in love at first sight?“).

Devo dire che io parto da fan di Sherlock della BBC, quindi ho un elemento di paragone che considero altissimo (reputo la serie inglese eccezionale, senza pari). Sono in generale piuttosto scettica nei confronti dei riadattamenti americani e non mi spiegavo che bisogno di fosse di riproporre ancora un altro Sherlock Holmes dopo le due versioni ben riuscite degli ultimi anni. Come ti può venire in mente di tentare la competizione con l’Holmes di Moffat*? Volevi seguire l’ondata di interesse per guadagnare fans? Puoi anche farcela, ma è necessario?

Dopo aver visto il pilot posso rispondere: no, non era necessario.

Hai voluto proporre uno Sherlock Holmes moderno che usa il celluare? Beh, allora adesso ti becchi i paragoni con la versione BBC.

La storia è diversa, non hanno riproposto lo stesso Holmes BBC e questa è sicuramente una nota di merito. Quello di Lee Miller è uno Sherlock che ha appena lasciato una clinica di riabilitazione per problemi di tossicodipendenza, anche questa mi è sembrata una buona scelta e in linea col personaggio di Conan Doyle.
Quel che manca è il carisma. La genialità mi è apparsa meno brillante. Certo, le incredibili capacità deduttive restano (altrimenti che Sherlock Holmes sarebbe?), ma non mi hanno lasciata a bocca aperta allo stesso modo, come succede al buon Watson di Martin Freeman (che io adoroadoroadoro).
Il nuovo Holmes non è sociopatico, è solo un po’ strambo. Non ha problemi a chiedere scusa, a dire per favore, a mostrare sensibilità (ammetto che dovrei leggere qualcosina in più di Conan Doyle per avere un’idea più precisa del personaggio originale, ma ora sto facendo un paragone con l’altra serie tv). Insomma, ai miei occhi il fascino di questo individuo non è all’altezza dell’altra versione moderna.
Watson? Sono anche di parte perché (come già detto) adoro Martin Freeman e il personaggio che ha interpretato, mentre Lucy Liu non mi dice un granché (e poi, in generale, apprezzo molto di più i ruoli maschili)… comunque per ora non mi ha conquistata. E poi non mi spiego come sia possibile che quel folle di Holmes ti distrugga l’automobile e tu non faccia neanche una piega. Mah… sarò suscettibile io…
Siamo partiti già con troppa emotività. Sherlock ha amato (Sherlock sa amare?), Watson soffre per un grosso errore passato, bla bla bla… boring!
Visivamente, poi, non c’è paragone. Le immagini di Sherlock sono fantastiche, questa è una serie tv poliziesca come ce ne sono tante. T’oh, diciamo come The mentalist, anche lì c’è un consulente super intelligente.

Insomma, il pilot non era niente di brillante e questo è l’aggettivo che dovrebbe legarsi con un personaggio come Sherlock Holmes.
Tuttavia non sempre le serie mi prendono al volo, quindi continuerò a seguirla… chissà mai che mi ricreda.

* Steven, ti prego, SMETTILA di lavorare a tempo pieno a Doctor Who che lo stai distruggendo e dedicati a Sherlock che ti esce sicuramente meglio.

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Versioni moderne di Sherlock Holmes con cui ho avuto a che fare: i film di Guy Ritchie, la serie BBC, i videogiochi punta-e-clicca. L’immagine che ho messo qua sopra esprime i miei sentimenti verso le tre versioni del personaggio di Watson. S’intenda, quello del videogame non si è meritato un facepalm perché è grassoccio e brutto, ma perché è il capo degli imbecilli. Chi ha giocato capirà…
Io adoro il Watson di Martin Freeman. Scriverò poi qualcosa su quella serie perché è meravigliosa, non ce n’è nessun altra con cui può essere comparata.

[Non fai in tempo ad uscire da un tunnel che entri in un altro… I ♥ 9gag]

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Irene Adler

The Photograph by freakpencils

Ero molto curiosa di conoscere questa Irene Adler, il presunto “grande amore” di Sherlock Holmes. Se non sbaglio è la donna che c’è anche nel recente film (che dovrei davvero rivedere). In realtà il racconto (Uno scandalo in Boemia) è breve e l’incontro fra Holmes e Adler è fugace. Definirlo amore è un azzardo. Certo è che l’ammirazione è innegabile. Mettere in scacco una mente come quella di Sherlock non è cosa comune e il fatto che sia stata una donna a riuscirci ha lasciato un segno profondo nell’investigatore.

Per Sherlock Holmes ella è sempre la donna. Molto raramente l’ho mai sentito chiamarla con un altro nome. Ai suoi occhi ella eclissa e predomina su tutto il resto del suo sesso. Non che provasse alcun sentimento paragonabile all’amore per Irene Adler. Tutti i sentimenti, e quell’uno in particolare, erano incompatibili con la sua mente fredda, precisa ma ammirevolmente equilibrata. Egli era, lo concedo, la più perfetta macchina pensante ed esaminatrice che il mondo avesse mai visto, ma come innamorato si sarebbe messo in una posizione molto imbarazzante. Non parlava mai delle passioni più tenere senza sarcasmo o senza un sogghigno. Erano cose notevoli per l’osservatore — eccellenti per squarciare il velo dai moventi delle azioni umane. Ma, per il pensatore allenato ammettere intrusioni simili nel suo proprio delicato e mirabilmente regolato temperamento era introdurre un fattore di disturbo che poteva gettare un dubbio su tutti i risultati delle sue fatiche mentali. Un granello di polvere in un ingranaggio molto delicato, o una crepa in una delle sue potenti lenti, non sarebbero potute essere più dannose di una forte emozione in una natura come la sua. E tuttavia per lui non c’era che una donna, e quella donna era la fu Irene Adler, dalla dubbia e discutibile memoria.

Sir Arthur Conan Doyle, Uno scandalo in Boemia

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Sherlock Holmes

Ultimamente sono stata colta dalla curiosità di saperne qualcosa di più su Sherlock Holmes. Complici dei vecchi libri accatastati in una scatola, dei videogiochi regalatimi dal mio ragazzo, un libro-Mammut da parte di amici, il film di Guy Ritchie e la serie BBC Sherlock… alla fine ho iniziato a leggere qualcosa di Sir Arthur Conan Doyle (Uno studio in rosso, Il mastino dei Baskerville e Il segno dei quattro, per ora).

Le cose che più mi colpiscono sono l’indubbia genialità del’investigatore, che può capire vita morte e miracoli di una persona dal suo bastone o dal suo cellulare… ops… orologio! E, in contemporanea, la pseudo-idiozia di Watson. In realtà non è così vero, anche il dottore ha delle buone capacità deduttive ecc, ma talvolta sembra così imbranato (e se doveste giocare al videogioco non potreste evitare di insultarlo per gran parte del tempo). Credo che sia stato pensato così per rinforzare l’arguzia de suo più celebre coinquilino. Jude Law e Martin Freeman (per chi non lo sapesse, rispettivamente il Watson del film con Robert Downey jr e quello della miniserie britannica) invece hanno reso il personaggio più valido. Forse è la classica immagine del dottorino cicciotto con la bombetta che lo rende più umile. E sì che io proprio non direi che Watson sia così, ma più giovane e scattante, dato che è un ex soldato reduce della guerra in Afghanistan, rapido nella corsa. E comunque io non metterei neanche il classico cappello+impermeabile addosso a Sherlock Holmes. Ora come ora non ho mai letto di lui abbigliato in quel modo e mi viene da supporre che sia una versione cinematografica entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo.

Mi piacerebbe avere un briciolo della genialità di Holmes…

Cito qui un passaggio che mi era piaciuto e mi aveva fatto sorridere:

La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Holmes sapesse poco o nulla. Una volta mi accadde di citare Thomas Carlyle. Mi chiese nel modo più ingenuo chi era e che cosa avesse fatto. Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprì casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la struttura del sistema solare. Il fatto che un essere civile, in questo nostro XIX secolo, non sapesse che la Terra gira attorno al Sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene.
– Sembra sbalordito – disse Holmes, e sorrise osservando la mia espressione. – Ora che mi ha insegnato queste cose, farò del mio meglio per dimenticarle.
– Per dimenticarle?
– Vede – mi spiegò – secondo me, il cervello d’un uomo, in origine, è come una soffitta vuota: la si deve riempire con mobilia a scelta. L’incauto v’immagazzina tutte le mercanzie che si trova tra i piedi: le nozioni che potrebbero essergli utili finiscono col non trovare più il loro posto o, nella migliore delle ipotesi, si mescolano e si confondono con una quantità d’altre cose, cosicché diventa molto difficile trovarle. Lo studioso accorto invece, seleziona accuratamente ciò che immagazzina nella soffitta del suo cervello. Mette solo gli strumenti che possono aiutarlo nel lavoro, ma di quelli tiene un vasto assortimento, e si sforza di sistemarli nel miglior ordine. È un errore illudersi che quella stanzetta abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Creda a me, viene sempre il momento in cui, per ogni nuova cognizione, se ne dimentica qualcuna appresa in passato. Per questo è molto importante evitare che un assortimento di fatti inutili possa togliere lo spazio di quelli utili.
– Ma qui si tratta del sistema solare – protestai.

Sir Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso

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